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Catholica Domus

Famiglie Sante

La famiglia Martin, una casa intera

Domus mea domus orationis

Nove figli, quattro morti in tenera età, cinque figlie tutte religiose e due genitori canonizzati come coppia: il caso in cui la regola domestica che produsse dei santi è documentata giorno per giorno.

4 min di lettura A cura di Redazione Catholica Domus

Fonte: Correspondance familiale di Zelia e Luigi Martin (1863-1888); Atti dei processi di canonizzazione

Vogliamo allevare santamente i nostri figli per il Cielo. Il resto verrà da sé.

Zelia Martin, lettera al fratello Isidoro

Di solito una casa produce un santo. Questa ne produsse — per quanto la Chiesa ha finora riconosciuto — due canonizzati, una canonizzata e una causa aperta, dentro lo stesso nucleo. Non è un aneddoto edificante: è l’unico caso in cui si può esaminare la regola domestica che ha prodotto quel risultato, perché quella regola è documentata.

Le lettere di Zelia Martin — oltre duecento, conservate — dicono che cosa si mangiava, quanto si guadagnava, a che ora ci si alzava, come si correggevano i figli e che cosa si pensava quando ne moriva uno.

Chi erano

Luigi Martin (1823-1894), orologiaio ad Alençon; respinto dal Gran San Bernardo perché non sapeva il latino. Zelia Guérin (1831-1877), merlettaia, respinta dalle Figlie della Carità per la salute. Due vocazioni religiose negate, che si sposarono il 13 luglio 1858 senza fare del matrimonio un ripiego.

Nove figli in tredici anni. Quattro morirono presto: Elena a cinque anni, due bambini di nome Giuseppe nei primi mesi, Melania Teresa a due mesi.

Cinque figlie sopravvissero, e tutte cinque entrarono in religione:

Maria1860-1940Carmelo di Lisieux
Paolina1861-1951Carmelo di Lisieux, poi priora
Leonia1863-1941Visitazione di Caen — causa di beatificazione aperta
Celina1869-1959Carmelo di Lisieux
Teresa1873-1897Carmelo di Lisieux — canonizzata nel 1925

La regola della casa

Non ci fu un metodo pedagogico. Ci fu una regola, tenuta senza eccezioni:

  • Messa quotidiana, alle prime ore, prima del lavoro.
  • Riposo domenicale assoluto. La bottega restava chiusa anche quando i concorrenti aprivano e i clienti passavano oltre. Costava denaro, ogni settimana.
  • Preghiera serale in comune, guidata dal padre — non delegata alla madre.
  • Digiuni e astinenze secondo la disciplina della Chiesa, senza dispense di comodo.
  • Elemosina e visita agli ammalati con i figli presenti. La carità si impara vedendola fare.
  • Lavoro serio e onesto. Zelia dirigeva un’impresa di merletto di Alençon; Luigi vendette la propria bottega nel 1870 per occuparsi della parte commerciale di quella della moglie. Nessuno dei due considerò il lavoro un ostacolo alla santità, né un fine.

Nessuna di queste voci è straordinaria. Lo straordinario è che siano state tenute per vent’anni.

Il lutto contato in un altro modo

Alla morte del piccolo Giuseppe, Zelia scrisse: «Ho quattro figli in Cielo.» Non era una formula di consolazione. Era il modo in cui quella casa contava i propri membri: quattro erano arrivati, gli altri erano in cammino.

Nel 1877 Zelia morì di cancro al seno a quarantasei anni, dopo aver rifiutato di interrompere il lavoro e i pellegrinaggi fino all’ultimo. Luigi lasciò Alençon per Lisieux, rinunciò all’attività e crebbe da solo cinque figlie.

Poi le vide partire, una dopo l’altra. E dal 1889, dopo tre attacchi cerebrali, l’arteriosclerosi cerebrale con episodi di demenza: tre anni all’ospedale psichiatrico del Bon Sauveur di Caen, mentre in città si diceva che il padre delle Carmelitane era impazzito. Morì paralizzato nel 1894.

Il 18 ottobre 2015 Luigi e Zelia furono canonizzati insieme: la prima coppia di sposi elevata agli altari in quanto coppia.

Leonia, ed è la parte utile

Le agiografie saltano Leonia. È un errore, perché è l’unica figlia in cui una famiglia normale può riconoscersi.

Leonia fu la figlia difficile: malaticcia, ritardata negli studi, ingovernabile, maltrattata per anni da una domestica di casa senza che i genitori se ne accorgessero. Zelia ne scrive con angoscia nelle lettere e non nasconde di non sapere che fare. Tentò la vita religiosa quattro volte e fallì tre. Alla quarta, alla Visitazione di Caen, restò — e vi morì nel 1941 in fama di santità. La sua causa di beatificazione è aperta.

Che cosa insegna: una regola domestica non produce cinque figli uguali. Produce cinque figli che hanno ricevuto la stessa cosa, ciascuno secondo la propria misura e i propri tempi. I Martin non ebbero un metodo che funzionava sempre; ebbero una regola che tennero anche quando non sembrava funzionare.

I quattro ritratti

Che cosa imita una famiglia oggi

  1. Scegliere poche regole e non sospenderle mai. Meglio tre osservate che dieci contrattate.
  2. Far pagare alla casa il costo della fedeltà — la domenica chiusa — e farlo vedere ai figli.
  3. Contare anche i figli che Dio ha ripreso.
  4. Non misurare la riuscita sul figlio più docile. Leonia impiegò trent’anni; arrivò.

Sancti Ludovice et Zelia, orate pro nobis.

Sancti Dei, orate pro nobis. — Santi di Dio, pregate per noi.

Litanie dei Santi
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