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Catholica Domus

Padri Santi

San Luigi Martin, padre di famiglia

Fidelis servus et prudens

Orologiaio ad Alençon, padre di nove figli e di cinque religiose, provato dal lutto e dalla malattia mentale: la santità di un uomo che non fondò nulla e condusse tutti i suoi al Cielo.

3 min di lettura A cura di Redazione Catholica Domus

Fonte: Atti del processo di canonizzazione; Santa Teresa di Gesù Bambino, Storia di un'anima

Il buon Dio mi ha fatto la grazia di essere padre di una santa. Vi ringrazio, mio Dio, per l'onore che mi avete fatto donandomi figli così santi.

San Luigi Martin

Luigi Giuseppe Stanislao Martin nacque a Bordeaux il 22 agosto 1823, figlio di un militare. Volle farsi religioso: si presentò al Gran San Bernardo, ma fu respinto perché non conosceva il latino. Si mise a studiarlo; poi comprese che la via non era quella. Divenne orologiaio.

È il primo tratto della sua figura: una vocazione negata che non produce amarezza. Luigi non passò la vita a rimpiangere il chiostro. Prese la via che gli restava e la percorse fino in fondo.

Il matrimonio e la scelta di Dio

Sposò Zelia Guérin il 13 luglio 1858, nella basilica di Notre-Dame ad Alençon. Anche Zelia aveva desiderato la vita religiosa e ne era stata respinta. Nei primi dieci mesi vissero in continenza, per un ideale di verginità che credevano più alto; fu il confessore a indicare loro la verità del sacramento e il fine primario del matrimonio. Da quel momento accolsero i figli come dono.

Ne nacquero nove. Quattro morirono in tenera età: Elena a cinque anni, due bambini di nome Giuseppe nei primi mesi, Melania Teresa a due mesi. Cinque figlie sopravvissero — Maria, Paolina, Leonia, Celina, Teresa — e tutte cinque entrarono in religione.

Alla morte del piccolo Giuseppe, Zelia scrisse: «Ho quattro figli in Cielo». Non era formula di consolazione: era il modo in cui quella casa contava la propria famiglia.

L’ordine della casa

La regola domestica dei Martin era semplice e senza eccezioni:

  • Messa quotidiana, alle prime ore del mattino.
  • Riposo domenicale assoluto: la bottega restava chiusa anche quando la concorrenza apriva e i clienti passavano oltre.
  • Preghiera in comune guidata dal padre, ogni sera.
  • Elemosina e visita agli ammalati, con i figli presenti: la carità si impara vedendola.
  • Digiuni e astinenze osservati secondo la disciplina della Chiesa, senza dispense di comodo.

Luigi teneva per sé la mansione più dura: la sveglia notturna per la Messa, l’accompagnamento dei pellegrinaggi, il viaggio a Roma con Teresa e Celina nel 1887. Chiamava Teresa «la mia reginetta», e quando ella, a quattordici anni, gli chiese il permesso di entrare al Carmelo, egli colse un fiorellino bianco con le radici e glielo diede — accettando che il distacco fosse completo.

La prova finale

Nel 1877 Zelia morì di cancro al seno, a quarantasei anni. Luigi restò solo con cinque figlie. Lasciò Alençon per Lisieux, per avvicinarle agli zii Guérin, e rinunciò alla bottega.

Vide poi partire le figlie una dopo l’altra. E nel 1889, dopo tre attacchi cerebrali, cominciò la prova più oscura: l’arteriosclerosi cerebrale con episodi di demenza. Fuggì di casa, fu ritrovato in un altro dipartimento, e fu ricoverato per tre anni nell’ospedale psichiatrico del Bon Sauveur a Caen.

Per la famiglia fu l’umiliazione pubblica: si diceva che il padre delle Carmelitane era impazzito. Teresa scrisse che quella fu la ferita più profonda della sua vita, e la chiamò «il nostro grande tesoro». Luigi, negli intervalli di lucidità, ripeteva: «Tutto per la maggior gloria di Dio».

Morì il 29 luglio 1894 a La Musse, paralizzato, assistito da Celina.

Perché la Chiesa lo ha canonizzato

Non fondò istituti, non scrisse opere, non predicò. La causa di canonizzazione riconobbe la santità nell’esercizio eroico dei doveri ordinari dello stato coniugale: la fedeltà, la paternità, la giustizia nel lavoro, l’accettazione del lutto, la sottomissione nella malattia.

Il 18 ottobre 2015 Luigi e Zelia Martin furono canonizzati insieme — la prima coppia di sposi canonizzata come coppia nella storia della Chiesa. La loro festa si celebra il 12 luglio, vigilia dell’anniversario delle nozze.

Che cosa imita un padre oggi

Quattro cose, tutte alla portata di un uomo qualunque:

  1. Chiudere la bottega la domenica, in qualunque forma ciò si traduca oggi: sottrarre il giorno del Signore al lavoro e al commercio, a costo di perdere qualcosa.
  2. Guidare la preghiera, ogni sera, personalmente.
  3. Accogliere i figli che Dio manda, e contare anche quelli che ha ripreso.
  4. Non rinnegare Dio nella prova — nemmeno quando la prova è l’umiliazione davanti a tutti.

Sancte Ludovice Martin, ora pro nobis.

Sancti Dei, orate pro nobis. — Santi di Dio, pregate per noi.

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San Luigi Martin paternità Alençon Lisieux santità laicale

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