Figli Santi
Santa Teresa di Gesù Bambino, figlia dei Martin
Nisi efficiamini sicut parvuli
Morta a ventiquattro anni al Carmelo di Lisieux, canonizzata a ventotto dalla morte: la «piccola via» non nacque in convento, nacque in una casa dove si pregava ogni sera.
Fonte: Storia di un'anima (1898); Atti del processo di canonizzazione; Correspondance familiale dei Martin
La santità non consiste in questa o quella pratica: consiste in una disposizione del cuore che ci rende umili e piccoli nelle braccia di Dio.
Il rischio, con Teresa di Lisieux, è di leggerla come una devozione: le rose, il sorriso, la bambina. È il modo più sicuro di non capirla. Teresa è la dimostrazione della tesi di questo portale: la piccola via non fu inventata in un chiostro, fu appresa in una casa.
Che cosa ricevette prima di scegliere
Maria Francesca Teresa Martin nacque ad Alençon il 2 gennaio 1873, ultima di nove figli. Quattro fratelli erano già morti in tenera età; sua madre morì di cancro quando lei aveva quattro anni.
Ciò che trovò in casa non fu un clima, fu una regola: Messa quotidiana all’alba, bottega chiusa la domenica, preghiera serale guidata dal padre, elemosina fatta in presenza dei figli, letture ad alta voce. Nessuna di queste cose è straordinaria. Tutte insieme, ripetute per anni, sono ciò che produsse cinque figlie religiose su cinque sopravvissute.
Teresa non dovette scoprire la fede: la trovò già installata nel modo in cui si viveva.
Le due grazie ricevute in famiglia
Due episodi, entrambi domestici, decidono la sua vita.
La guarigione del 1883. A dieci anni, dopo la partenza della sorella Paolina per il Carmelo, Teresa cadde in una malattia nervosa grave — tremori, allucinazioni, incapacità di riconoscere i suoi. Guarì davanti alla statua della Vergine nella camera di casa, quella che chiamò «la Vergine del sorriso». Non un santuario: una stanza.
La grazia di Natale 1886. A tredici anni era ancora ipersensibile fino alle lacrime per un nulla. La notte di Natale, udendo il padre stanco lamentarsi dei regali nella scarpa — un rito da bambina piccola, che lei aveva ormai superato in età — invece di piangere si dominò e scese sorridendo. Chiamò quella notte la sua «conversione completa»: «In un istante l’opera che non avevo potuto fare in dieci anni, Gesù la compì.»
Si noti dove avvengono entrambe: in casa, davanti al padre e alle sorelle. Non ci sono apparizioni pubbliche nella vita di Teresa. C’è una famiglia.
Il permesso e il fiorellino
A quattordici anni chiese al padre di entrare al Carmelo. Luigi non discusse: la portò in giardino, colse un fiorellino bianco con tutte le radici e glielo diede. Il gesto dice ciò che un padre cristiano deve saper fare: consegnare, non trattenere, e consegnare intero.
Nel novembre 1887, a Roma con il padre e la sorella Celina, Teresa ruppe il silenzio prescritto all’udienza e chiese a Leone XIII di poter entrare a quindici anni. Entrò il 9 aprile 1888.
Nove anni, e nessun fatto notevole
Al Carmelo non fece nulla che si possa raccontare. Nessun miracolo, nessuna visione decisiva, nessun ufficio importante: aiuto sacrestana, maestra di novizie senza titolo, alcune poesie. Fu scelta come misura della santità proprio per questo.
La sua dottrina — l’infanzia spirituale — è una sola tesi, e non è sentimentale:
- Dio non chiede opere grandi, che i più non possono compiere, ma la perfezione dell’atto piccolo compiuto per amore.
- La santità non si conquista, si riceve. Chi pretende di salire da sé cade; chi si lascia prendere in braccio arriva.
- La fiducia è dovuta anche nella prova. Negli ultimi diciotto mesi Teresa attraversò una tentazione violenta contro la fede — «il muro che sale fino ai cieli» — e continuò a fare atti di fede senza sentirne nulla.
Morì il 30 settembre 1897, di tubercolosi, a ventiquattro anni. «Storia di un’anima», scritta per obbedienza e pubblicata l’anno dopo, fece il resto: Pio XI la canonizzò il 17 maggio 1925, ventotto anni dopo la morte, e la chiamò «la stella del mio pontificato». Nel 1927 fu dichiarata Patrona delle Missioni accanto a san Francesco Saverio, pur non avendo lasciato il Carmelo. Nel 1997 fu proclamata Dottore della Chiesa.
Perché sta nella rubrica dei figli
Teresa non fu madre, non fu sposa, non fondò nulla, e morì prima di compiere venticinque anni. La sua santità è interamente filiale: obbedienza ai genitori, poi alla priora, poi a Dio, senza mai uscire da quello stato.
E la casa che la formò è documentata: il padre e la madre sono santi canonizzati, le lettere di Zelia sono conservate, la regola domestica è ricostruibile giorno per giorno. È il caso in cui si può verificare l’affermazione, invece di crederla:
- il padre: San Luigi Martin, padre di famiglia
- la madre: Santa Zelia Martin, madre e artigiana
Che cosa imita un genitore oggi
- Costruire una regola, non un clima. I sentimenti religiosi non si trasmettono; gli orari sì.
- Pregare davanti ai figli, non soltanto per loro.
- Consegnare con le radici, quando viene il momento: senza trattenere una parte per sé.
- Non chiedere gesti grandi a un bambino: chiedere l’atto piccolo, fatto bene, ogni giorno.
Sancta Theresia a Iesu Infante, ora pro nobis.
Sancti Dei, orate pro nobis. — Santi di Dio, pregate per noi.