Padri Santi
San Giuseppe, capo della Sacra Famiglia
Ite ad Ioseph
Sposo della Vergine, custode del Redentore e patrono della Chiesa universale: l'uomo a cui Dio affidò l'autorità su una casa in cui viveva il Verbo incarnato, e che non pronuncia una sola parola nel Vangelo.
Fonte: Pio IX, decreto «Quemadmodum Deus» (1870); Leone XIII, enciclica «Quamquam pluries» (1889)
L'autorità che i padri hanno sui figli, e quella dei padroni sui servi, in Giuseppe si trovano congiunte e sublimate: egli fu capo e custode di una casa in cui abitava Dio.
Il Vangelo non riporta di lui una sola parola. Riporta soltanto ciò che fece: prese con sé la sua sposa, si alzò di notte, fuggì in Egitto, tornò, si stabilì a Nazareth, lavorò. Un padre di famiglia è giudicato sugli atti, non sui discorsi: la prima lezione di san Giuseppe è già tutta qui.
«Iustus erat» — l’uomo giusto
San Matteo lo definisce con un solo aggettivo: iustus, giusto (Mt 1, 19). Nel linguaggio biblico la giustizia non è un temperamento mite: è la conformità piena alla legge di Dio. Giuseppe è giusto prima ancora di conoscere il mistero, quando è persuaso di dover ripudiare Maria in segreto — e lo è di più dopo, quando l’angelo gli dice: «Ioseph, fili David, noli timere accipere Mariam coniugem tuam», e lui obbedisce senza chiedere garanzie.
Non discute, non differisce, non tratta. L’obbedienza immediata è la forma della sua fede.
Capo di una casa in cui abitava Dio
Qui sta il punto che la predicazione moderna ha smarrito e che la teologia tradizionale afferma senza esitare: Giuseppe esercitò una vera autorità paterna sul Verbo incarnato. Non fu un tutore onorario, non un accompagnatore. Fu il capo giuridico e morale della Sacra Famiglia, e Gesù gli fu sottomesso: «et erat subditus illis» (Lc 2, 51).
Ne discendono tre conseguenze per ogni padre cristiano:
- L’autorità paterna viene da Dio, non dal merito. Giuseppe non era superiore a Maria in grazia, né a Gesù in dignità: era superiore per ufficio. L’ufficio non si guadagna, si riceve — e si rende.
- L’autorità è ordinata alla custodia. Il titolo che la Chiesa gli dà è custos: custode. Comanda chi protegge; chi non protegge non comanda, usurpa.
- L’autorità si esercita nel silenzio del lavoro. Nazareth non produsse discorsi: produsse trent’anni di vita nascosta, un mestiere onesto, una casa in ordine.
I titoli della Chiesa
- Sposo della Beata Vergine Maria — vero e legittimo matrimonio, verginale in entrambi gli sposi: il fondamento di ogni suo diritto sulla Sacra Famiglia.
- Custode del Redentore — al quale diede il nome, il pane, il mestiere e la discendenza davidica legale.
- Patrono della Chiesa universale — proclamato da Pio IX con il decreto Quemadmodum Deus dell’8 dicembre 1870, nell’anno in cui la Chiesa perdeva il potere temporale: chi aveva custodito il Capo fu dato a custodire il Corpo.
- Modello dei lavoratori — Leone XIII, in Quamquam pluries (15 agosto 1889), lo propone agli operai contro la seduzione socialista: non un rivendicatore, un uomo che santifica la propria condizione.
- Patrono della buona morte — perché spirò, secondo la costante tradizione, fra Gesù e Maria. Nessun uomo è morto meglio assistito.
Il suo nome entrò nel Canone della Messa il 13 novembre 1962. Fu l’ultimo nome aggiunto a quella preghiera in millecinquecento anni.
«Ite ad Ioseph»
Il Faraone rimandò a Giuseppe d’Egitto gli affamati: «Andate da Giuseppe» (Gn 41, 55). La Chiesa ha applicato la frase al Giuseppe del Nuovo Testamento, e santa Teresa d’Avila ne fece la regola di tutta la sua vita: non ricordava, scriveva, di avergli mai chiesto nulla che non le fosse stato concesso.
La devozione a san Giuseppe non è una devozione fra le altre per un padre di famiglia: è la devozione del suo stato. Chi ha ricevuto l’ufficio di custodire una casa va da chi quell’ufficio lo ha esercitato in modo unico nella storia.
Che cosa imita un padre oggi
- Obbedire subito a ciò che si è capito essere volontà di Dio, senza contrattare i tempi.
- Lavorare per la casa senza fare del lavoro il fine: il banco da falegname serve la Sacra Famiglia, non il contrario.
- Custodire, cioè conoscere i pericoli che minacciano i propri figli e alzarsi di notte per sottrarveli, come si fece in Egitto.
- Tacere quando la parola è inutile. Il Vangelo non gli attribuisce una sola frase e ne fa il più grande dei santi dopo la Madonna.
- Prepararsi a morire bene, e chiedergli ogni giorno quella grazia.
Per la devozione quotidiana
Le preghiere proprie di san Giuseppe — le Litanie approvate da san Pio X, il Sacro Manto dei trenta giorni, la preghiera Ad te, beate Ioseph di Leone XIII, il calendario liturgico delle sue feste — sono raccolte, insieme all’iconografia tradizionale, nel portale a lui dedicato:
consangiuseppe.it — Ad maiorem Dei gloriam et honorem Sancti Ioseph. Disponibile in italiano, portoghese, inglese, francese, spagnolo e tedesco.
Sancte Ioseph, Patrone Ecclesiae universalis, ora pro nobis.
Sancti Dei, orate pro nobis. — Santi di Dio, pregate per noi.