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Catholica Domus

Paternità e Mascolinità

La vocazione del padre cristiano: sacerdote, custode, maestro

Pater familias, sacerdos domus suae

Il padre non è un collaboratore domestico: è il capo di una piccola Chiesa. Tre uffici — sacerdotale, regale, profetico — che nessuna scuola e nessuna parrocchia possono esercitare in sua vece.

3 min di lettura A cura di Redazione Catholica Domus

Fonte: Casti Connubii, nn. 26-28; San Luigi Martin; Ef 5-6

Un padre che non guida la preghiera della propria casa ha già delegato a estranei l'educazione dell'anima dei suoi figli.

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L’uomo contemporaneo è stato persuaso che la paternità consista nel provvedere e nel non disturbare. Provvedere è dovere grave; ma la Sacra Scrittura e il Magistero assegnano al padre un ufficio che nessuno può assolvere in sua vece.

San Paolo non scrive alle madri quando ordina: «Padri, allevate i vostri figli nell’educazione e nella correzione del Signore» (Ef 6, 4). L’ordine è dato al padre, ed è personale.

Tre uffici, non tre sentimenti

Il sacerdozio domestico

Il padre di famiglia non ha il sacerdozio ministeriale: non consacra, non assolve. Ma esercita sulla propria casa un ufficio sacerdotale reale — offre, benedice, guida la preghiera. Nella tradizione cattolica ciò si traduce in atti precisi, non in disposizioni interiori:

  • Il Rosario in famiglia, guidato dal padre a voce alta, ogni sera.
  • La benedizione dei figli, imposizione della mano sul capo, la sera e alla partenza.
  • La benedizione della mensa, che egli pronuncia, e che nessun altro pronuncia se egli è presente.
  • La consacrazione della casa al Sacro Cuore, con l’immagine intronizzata in luogo visibile.

Chi obietta che sono forme esteriori dimentica come si trasmette la fede: un bambino impara che Dio è reale vedendo suo padre inginocchiarsi.

La custodia

L’ufficio regale del padre è giudicare che cosa entra in casa. Non è censura arbitraria: è la funzione propria di chi risponde davanti a Dio delle anime affidategli. Riguarda gli schermi, le letture, le compagnie, la musica, il linguaggio, il modo di vestire.

Questa custodia si esercita con criteri stabiliti in anticipo e resi noti, non con reazioni d’umore. Un padre che vieta oggi ciò che ieri tollerava insegna che le regole dipendono dallo stato d’animo del più forte — la lezione contraria a quella che intendeva dare.

L’insegnamento

L’ufficio profetico è l’istruzione dottrinale. Concretamente: il padre insegna il catechismo. Dieci minuti quotidiani sul Catechismo di San Pio X, con le risposte imparate a memoria, valgono più di anni di attività parrocchiali generiche. Il padre non deve essere un teologo; deve possedere il catechismo e la Sacra Scrittura, e non vergognarsi di studiarli davanti ai figli.

La mascolinità cattolica: forza ordinata al dono

Il mondo propone due caricature: l’uomo dominatore, che confonde autorità con arbitrio, e l’uomo dimesso, che confonde mansuetudine con assenza. Il modello cattolico non sta nel mezzo: sta più in alto di entrambi.

La virtù propria dell’uomo, nella tradizione, è la fortezza — la capacità di sostenere il peso: di reggere il colpo, di mantenere la parola, di non fuggire davanti al sacrificio. Ordinata alla giustizia, la fortezza produce il padre; disgiunta dalla giustizia, produce il tiranno; assente, produce l’assente.

Il modello concreto è San Giuseppe: uomo giusto, silenzioso, che agisce. La Scrittura non gli attribuisce una sola parola; gli attribuisce l’obbedienza immediata e la protezione totale.

San Luigi Martin: la paternità nella vita ordinaria

Luigi Martin era orologiaio a Alençon. Chiudeva la bottega la domenica anche quando ciò significava perdere clienti. Portava i figli in pellegrinaggio. Perse quattro figli in tenera età e non cessò di ringraziare Dio. Vide partire cinque figlie per il chiostro, e nell’ultimo tratto della sua vita sopportò la malattia mentale con una sottomissione che le figlie descrissero come regale.

Non fondò opere. Fece l’orologiaio, guidò la preghiera, condusse i suoi al Cielo. È canonizzato.

Esame di coscienza per il padre di famiglia

Sette domande, da porsi la domenica sera:

  1. Ho guidato io la preghiera della mia casa questa settimana, o l’ho lasciata a mia moglie?
  2. I miei figli mi hanno visto pregare in ginocchio?
  3. Ho insegnato personalmente una verità di fede, questa settimana?
  4. Ho mantenuto una regola che avevo posto, anche quando era scomodo per me?
  5. Ho corretto con calma e una sola volta, o ho gridato tre volte senza correggere?
  6. Ho onorato mia moglie davanti ai figli?
  7. Ho dato ai miei figli tempo, non soltanto denaro?

L’autorità paterna non si reclama: si esercita. E si esercita per primo su se stessi.

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