Vai al contenuto
Catholica Domus

Famiglie Sante

La famiglia Ulma, nove beati in una casa

Maiorem hac dilectionem nemo habet

Un contadino polacco, sua moglie al nono mese e sei bambini, uccisi il 24 marzo 1944 per aver nascosto otto ebrei: la prima famiglia intera elevata agli altari, il bambino non nato compreso.

4 min di lettura A cura di Redazione Catholica Domus

Fonte: Decreto di beatificazione (2023); atti del processo; Yad Vashem, «Giusti fra le Nazioni» (1995)

Nella Bibbia trovata in casa loro, la parabola del buon Samaritano era sottolineata, e accanto era scritta una parola: «Sì».

Dagli atti del processo di beatificazione

I Martin sono la famiglia santa della lunga fedeltà: vent’anni di regola domestica, e cinque figlie in religione. Gli Ulma sono l’altra forma della stessa cosa: una casa che ha deciso una volta, e ha pagato tutto in una notte.

Chi erano

Markowa, Polonia sud-orientale. Józef Ulma (1900) era contadino: frutticoltore, apicoltore, autodidatta, fotografo per passione. È il motivo per cui oggi possiamo vedere quella famiglia: le fotografie dei suoi figli le scattò lui.

Wiktoria Niemczak (1912) lo sposò nel 1935. In nove anni nacquero sei figli: Stanisława, Barbara, Władysław, Franciszek, Antoni, Maria — la più piccola aveva un anno e mezzo nel 1944. Wiktoria era al nono mese del settimo.

Non erano notabili, non erano istruiti, non appartenevano a nessun movimento. Erano una famiglia contadina in una terra occupata.

La decisione

Dal 1942 la Germania puniva con la morte il soccorso agli ebrei — e in Polonia la pena si estendeva a chi ospitava, cioè a tutta la famiglia, bambini compresi. Non era un rischio ipotetico: era la legge scritta e applicata.

Gli Ulma nascosero in casa otto ebrei di due famiglie del posto, gli Szall e i Goldman. Per circa un anno e mezzo li tennero nel sottotetto di una casa di due stanze, con sei bambini che sapevano e non parlarono.

Nella Bibbia della famiglia, recuperata dopo la strage, il brano del buon Samaritano è sottolineato, e a margine è scritto: «Sì.»

Il 24 marzo 1944

Su delazione, la gendarmeria tedesca arrivò all’alba. Uccise prima gli otto ebrei. Poi Józef e Wiktoria. Poi, davanti al plotone, i sei bambini — perché il villaggio vedesse.

Le testimonianze del processo riferiscono che Wiktoria, uccisa, cominciò a partorire. Il settimo figlio non nacque e non fu battezzato.

Nove persone in una mattina. La più grande aveva quarantaquattro anni, la più piccola non era nata.

Che cosa ha fatto la Chiesa, e perché conta

Nel 1995 Yad Vashem riconobbe Józef e Wiktoria fra i Giusti fra le Nazioni. Il 10 settembre 2023 la Chiesa li beatificò a Markowa — e li beatificò tutti e nove insieme, genitori e figli, con il bambino non nato incluso nel decreto. La memoria liturgica è il 7 luglio.

Non era mai accaduto. E dice due cose che nessun documento avrebbe detto con la stessa forza:

  1. La famiglia è un soggetto davanti a Dio, non una somma di individui. Non furono beatificati nove martiri che per caso convivevano: fu beatificata una famiglia, come i Martin furono canonizzati come coppia.
  2. Il bambino non nato è una persona. Il caso — un bambino non battezzato, morto nel martirio della madre — fu esaminato a lungo, e la Chiesa lo ha incluso. È il pronunciamento più concreto che si possa immaginare su ciò di cui si discute da cinquant’anni.

La parte difficile, che non va nascosta

Józef Ulma decise sapendo che la pena colpiva anche i suoi figli. È il punto che rende questo caso scomodo, e ometterlo sarebbe disonesto.

La Chiesa non ha giudicato quella decisione un’imprudenza: l’ha giudicata carità nella forma richiesta dalle circostanze. Aveva davanti otto persone che senza di lui morivano certamente, e un rischio che poteva ancora non avverarsi. Scelse il prossimo che stava per essere ucciso.

Che cosa ne segue per un padre di famiglia: l’ufficio di proteggere i propri figli non autorizza qualunque cosa. Non è un permesso di indifferenza. Ci sono casi — rari, e riconoscibili — in cui un capo di casa deve esporre la casa, e rispondere «sì» a margine della pagina.

Le altre due case di questa rubrica

Che cosa imita una famiglia oggi

  1. Trattare l’ospitalità come un ufficio domestico, non come una virtù per chi ha spazio.
  2. Decidere in famiglia le cose gravi, e farle sapere ai figli: i bambini Ulma sapevano, e tacquero per un anno e mezzo.
  3. Segnare il Vangelo e rispondere. «Sì» a margine del buon Samaritano è la forma più breve di esame di coscienza che si conosca.
  4. Contare i propri figli come li contava la Chiesa il 10 settembre 2023: tutti, compreso quello che non si è ancora visto.

Beati martyres familiae Ulma, orate pro nobis.

Sancti Dei, orate pro nobis. — Santi di Dio, pregate per noi.

Litanie dei Santi
famiglia Ulma Markowa martirio ospitalità bambino non nato

Prosegui lo studio

Famiglie Sante

La Sacra Famiglia, l'unica istituzione che Dio abbia scelto

Trent'anni di vita nascosta a Nazareth contro tre di predicazione: la proporzione non è un caso della biografia di Cristo, è una dottrina sulla famiglia.

Leone XIII, lettera apostolica «Neminem fugit» (1892); festa estesa alla Chiesa universale da Benedetto XV nel 1921 Leggi
Famiglie Sante

San Gioacchino e Sant'Anna, l'ufficio dei nonni

I genitori della Vergine: ciò che il Vangelo tace, ciò che la tradizione riferisce e ciò che resta certo — la grazia ha una genealogia, e passa per una casa prima che per un tempio.

Protovangelo di Giacomo (II sec.), fonte dei nomi; Martirologio Romano; festa di sant'Anna fissata al 26 luglio da Gregorio XIII (1584) Leggi
Famiglie Sante

La famiglia Martin, una casa intera

Nove figli, quattro morti in tenera età, cinque figlie tutte religiose e due genitori canonizzati come coppia: il caso in cui la regola domestica che produsse dei santi è documentata giorno per giorno.

Correspondance familiale di Zelia e Luigi Martin (1863-1888); Atti dei processi di canonizzazione Leggi