Famiglie Sante
San Gioacchino e Sant'Anna, l'ufficio dei nonni
Gloria et divitiae in domo eius
I genitori della Vergine: ciò che il Vangelo tace, ciò che la tradizione riferisce e ciò che resta certo — la grazia ha una genealogia, e passa per una casa prima che per un tempio.
Fonte: Protovangelo di Giacomo (II sec.), fonte dei nomi; Martirologio Romano; festa di sant'Anna fissata al 26 luglio da Gregorio XIII (1584)
Gloria e ricchezza sono nella sua casa, e la sua giustizia dura in eterno.
Cominciamo dalla cosa onesta: il Vangelo non nomina i genitori della Madonna. I nomi Gioacchino e Anna vengono dal Protovangelo di Giacomo, uno scritto apocrifo del II secolo che la Chiesa non ha mai ammesso nel canone e i cui particolari narrativi non sono materia di fede.
Ciò che è certo, e non poco, è altro: il culto è antichissimo e la Chiesa lo ha ratificato. Sant’Anna era venerata in Oriente già nel VI secolo — Giustiniano le eresse una chiesa a Costantinopoli; in Occidente la festa si diffuse dall’VIII secolo e Gregorio XIII la fissò per la Chiesa universale al 26 luglio nel 1584. La festa di san Gioacchino, che aveva vagato nel calendario, fu assestata al 16 agosto da san Pio X. Nel 1969 le due furono unite al 26 luglio.
Dunque: dei fatti sappiamo poco. Dell’insegnamento, molto. E l’insegnamento è quello che serve a una casa.
La grazia ha una genealogia
San Matteo apre il Vangelo con quarantadue generazioni. Non è un ornamento erudito: è un’affermazione. Dio ha preparato l’Incarnazione attraverso una discendenza, cioè attraverso famiglie che si sono trasmesse una promessa per secoli, spesso senza capirla.
Al termine di quella catena c’è una casa in cui una bambina fu educata. Qualunque cosa si pensi dei particolari apocrifi, resta il fatto dottrinale: l’Immacolata fu formata da due genitori, imparò a pregare da loro, e da loro ricevette la Legge e i Salmi che a Nazareth avrebbe insegnato a suo Figlio.
Nessun uomo si santifica da solo, e nessuno comincia da zero: si comincia da ciò che si è ricevuto in casa.
L’attesa senza risposta
La tradizione riferisce che Gioacchino e Anna furono lungamente senza figli, e che in Israele la sterilità era letta come un castigo. Su questo la Chiesa ha costruito una devozione precisa: sono i patroni delle spose sterili e delle attese non esaudite.
Il punto non è il prodigio finale. È il comportamento durante l’attesa: continuarono a offrire, continuarono a osservare, e non conclusero che Dio li avesse abbandonati. È ciò che si chiede a una coppia oggi in quella stessa prova — e la prova è più comune di quanto si dica.
L’ufficio dei nonni
Qui sta la ragione per cui questo studio esiste. Il portale ha trattato il padre, la madre, il figlio, la casa intera. Manca la generazione che li precede, e la sua è una funzione propria, non un supplemento affettuoso.
Che cosa fanno i nonni, e nessun altro può fare al loro posto:
- Trasmettono ciò che i genitori non hanno tempo di trasmettere. Un padre che lavora dieci ore non racconta; un nonno racconta. Le preghiere imparate a memoria, i canti, le feste, i morti di famiglia: passano da lì o non passano.
- Sono la memoria contro l’amnesia. Una famiglia che non sa da dove viene si lascia ridefinire da chiunque. I nonni sanno i nomi, le date, le tombe.
- Catechizzano senza essere sospettati di autorità. Un nipote accetta da un nonno correzioni che dal padre respinge. È un capitale, e va speso.
- Reggono la casa nelle rotture. Malattia, vedovanza, dissesto: storicamente è la generazione dei nonni che tiene i bambini quando la generazione intermedia cade.
- Insegnano a morire. È il loro insegnamento più grande, e l’unico che i figli non possono dare: si vede morire un cristiano, e non lo si dimentica più.
Una casa cattolica che tenga i nonni fuori dalla trasmissione della fede — per pudore, per comodità, o perché li ha messi altrove — rinuncia a un ufficio, non a un aiuto.
Le tre generazioni
- I nonni: questo studio.
- La figlia: Maria Santissima, madre di famiglia.
- La casa che ne nacque: La Sacra Famiglia.
Si legga la sequenza di seguito: è la sola genealogia in cui si può verificare che la santità di una generazione dipende da ciò che la precedente ha insegnato.
Che cosa imita una famiglia oggi
- Dare ai nonni un compito preciso, non un posto a tavola: le preghiere della sera, il catechismo del sabato, il racconto dei morti di famiglia.
- Non tenerli lontani dai bambini per non disturbare l’organizzazione.
- Nella sterilità, continuare a osservare — e chiedere a questi due, che sono i patroni di quella prova.
- Scrivere la propria genealogia e insegnarla ai figli: quarantadue generazioni sono nel Vangelo per una ragione.
Sancti Ioachim et Anna, orate pro nobis.
Sancti Dei, orate pro nobis. — Santi di Dio, pregate per noi.