Madri Sante
Maria Santissima, madre di famiglia
Ecce ancilla Domini
Prima che regina del Cielo, Maria è la donna che tenne una casa a Nazareth: la Madre di Dio come modello concreto e imitabile dello stato di sposa e di madre cristiana.
Fonte: Concilio di Efeso (431); Leone XIII, encicliche «Supremi apostolatus officio» (1883) e «Octobri mense» (1891)
Maria conservava tutte queste cose, meditandole nel suo cuore.
Si può parlare della Madonna in modo tanto elevato da renderla inimitabile. È un errore di prospettiva, e ha un costo: una madre di famiglia che ascolta soltanto dell’Immacolata Concezione e dell’Assunzione conclude, ragionevolmente, che quella vita non la riguarda.
La riguarda. Maria fu la donna che tenne una casa — in una borgata di poche centinaia di abitanti, con un marito artigiano, senza servitù, senza rendite e senza sicurezza. La Chiesa la propone alle madri non come un’astrazione, ma come una regola di vita.
«Ecce ancilla Domini»
Tutto comincia da una risposta. All’angelo che le annuncia una maternità inconcepibile, Maria pone una sola domanda — quomodo fiet istud?, come avverrà? — e ricevuta la risposta si consegna: «Ecce ancilla Domini: fiat mihi secundum verbum tuum» (Lc 1, 38).
Non chiede tempo, non chiede prove, non chiede che il piano sia reso comprensibile prima di essere accettato. La domanda è lecita; la trattativa no. È esattamente la stessa struttura dell’obbedienza di san Giuseppe, e non è un caso: una casa regge quando i due che la governano obbediscono allo stesso Dio nello stesso modo.
Madre di Dio: il titolo che fonda tutti gli altri
Nel 431 il Concilio di Efeso definì contro Nestorio che Maria è Theotókos, Madre di Dio — non soltanto madre dell’uomo Gesù. Il popolo di Efeso accompagnò i Padri con le fiaccole fino alla notte.
Quella definizione non riguarda soltanto la cristologia. Riguarda la maternità come tale: Dio ha voluto avere una madre, e ha voluto riceverne il latte, la lingua, le abitudini, la disciplina di una casa. Nessun lavoro materno è più umile di quello che ha nutrito il Verbo incarnato.
Pio XI, nel 1931, istituì per questo la festa della Maternità della Beata Vergine Maria, l’11 ottobre, nel quindicesimo centenario di Efeso.
L’ufficio di una madre a Nazareth
Il Vangelo dice pochissimo di quei trent’anni, e ciò che dice basta:
- Custodiva e meditava. «Conservava tutte queste cose meditandole nel suo cuore» (Lc 2, 19 e 2, 51). Una madre è la memoria della casa: ricorda ciò che gli altri dimenticano e ne cerca il senso davanti a Dio.
- Correggeva senza scomporsi. Ritrovato Gesù nel Tempio, non tace: «Figlio, perché ci hai fatto questo?» (Lc 2, 48). La mitezza non è rinuncia a riprendere.
- Osservava e provvedeva. A Cana si accorge prima di tutti che il vino è finito, e non risolve da sé: rimanda al Figlio, e ai servi dice l’unica frase che le sia rimasta come testamento: «Fate quello che vi dirà» (Gv 2, 5).
- Obbediva a suo marito. «Scese con loro e tornò a Nazareth, e stava loro sottomesso» (Lc 2, 51): la sottomissione del Figlio riguarda entrambi i genitori, e l’ordine di quella casa era quello che san Paolo descriverà agli Efesini.
Presso la croce
Stabat Mater. Rimase in piedi (Gv 19, 25) — non svenuta, non fuggita, non rassegnata: in piedi, mentre quasi tutti gli Apostoli erano altrove. È la prova della maternità cristiana: restare quando restare non serve a nulla di visibile.
Là ricevette il secondo ufficio: «Ecce mater tua». Ogni madre cristiana partecipa di quel passaggio quando accetta di essere madre anche di ciò che non ha generato — dei figli degli altri, dei suoceri, dei poveri della porta accanto.
Il Rosario, regola della casa
Leone XIII dedicò al Rosario una serie di encicliche senza precedenti — da Supremi apostolatus officio (1883) a Octobri mense (1891) — e la ragione che ne dà è domestica prima che devozionale: il Rosario recitato in comune ricostituisce la famiglia come unità che prega, e i misteri insegnano ai figli l’intero Vangelo senza libri.
Non è un pio suggerimento: è il mezzo ordinario. La regola pratica per introdurlo in casa, senza velleità e senza abbandonarlo dopo tre settimane, è esposta qui: Il Rosario in famiglia — regola pratica.
Che cosa imita una madre oggi
- Rispondere «fiat» alla vita che Dio manda, compresa quella che arriva nel momento peggiore.
- Conservare e meditare: tenere la memoria della casa, e portarla alla preghiera invece che al risentimento.
- Riprendere con dolcezza e senza cedere, come nel Tempio.
- Accorgersi dei bisogni prima che diventino grida, come a Cana.
- Rimanere in piedi presso le croci della propria casa.
- Guidare la corona ogni sera, se il padre non c’è o non può.
La Sacra Famiglia
Maria non si comprende da sola, e nemmeno Giuseppe: la Chiesa li ha sempre proposti insieme, con il Bambino, come modello dell’unica istituzione che Dio abbia scelto per crescervi dentro. Il ritratto del capo di quella casa è qui: San Giuseppe, capo della Sacra Famiglia; la devozione a lui propria, con le litanie e il Sacro Manto, è raccolta in consangiuseppe.it.
Sancta Maria, Mater Dei, ora pro nobis peccatoribus.
Sancti Dei, orate pro nobis. — Santi di Dio, pregate per noi.