Encicliche Classiche
Casti Connubii: il matrimonio cristiano nella sua integrità
Quod Deus coniunxit, homo non separet
Nel 1930 Pio XI definì con precisione l'ordine dei fini del matrimonio, la castità coniugale e l'autorità del padre. Un testo che restituisce alla famiglia la sua struttura soprannaturale.
Fonte: Pio XI, Casti Connubii (31 dicembre 1930)
Qualunque uso del matrimonio, nel cui esercizio l'atto venga privato per opera dell'uomo della sua naturale capacità di procreare la vita, offende la legge di Dio e della natura.
Casti Connubii nasce come risposta diretta: nell’agosto del 1930 la Conferenza anglicana di Lambeth aveva ammesso, per la prima volta in una comunità cristiana storica, la liceità del controllo artificiale delle nascite. Il 31 dicembre dello stesso anno Pio XI rispose con l’enciclica che resta l’esposizione più completa della dottrina cattolica sul matrimonio.
Il matrimonio è un sacramento, non un contratto sentimentale
L’enciclica muove da un fondamento che precede ogni questione morale: il matrimonio tra battezzati è sacramento, istituito da Cristo, e i coniugi non ne sono i legislatori ma i ministri. Da questo derivano le tre proprietà che nessuna volontà umana può alterare: unità, indissolubilità, ordinazione alla prole.
Pio XI riprende l’insegnamento di Sant’Agostino sui tre beni del matrimonio: proles, fides, sacramentum — la prole, la fedeltà, il vincolo sacramentale.
L’ordine dei fini
Il punto in cui l’enciclica è oggi più contestata è anche il più chiaro. Il fine primario del matrimonio è la procreazione e l’educazione della prole; i fini secondari sono il mutuo aiuto dei coniugi, il loro perfezionamento reciproco e il rimedio della concupiscenza.
Occorre intendere bene questa gerarchia: essa non degrada l’amore coniugale a mezzo. Al contrario, lo protegge. Un amore ordinato a un bene che lo trascende — la vita di nuove anime destinate alla gloria — è un amore custodito dal proprio egoismo. Quando invece il fine unitivo viene reso primo, il legame diviene misura di se stesso, e cessa di essere misurabile.
La castità coniugale
L’enciclica non esalta l’astinenza a scapito dell’unione: afferma che l’uso del matrimonio è onesto e santo, ordinato dalla natura. Ciò che condanna è la mutilazione volontaria dell’atto. Il n. 56 è formulato in termini che non lasciano margine: si tratta di una legge che nessuna circostanza, nessuna difficoltà economica, nessuna condizione di salute può rendere lecita.
Nel medesimo tempo Pio XI riconosce che ai coniugi non è vietato usare del matrimonio nei tempi in cui la generazione non è possibile per ragioni naturali — passaggio che fonda la successiva dottrina sui periodi infecondi, purché sostenuta da motivi giusti e non dal rifiuto sistematico della fecondità.
Sono inoltre condannati, senza attenuazioni, l’aborto diretto — anche a scopo terapeutico — e la sterilizzazione imposta dal potere civile: pagine che nel 1930 si opponevano frontalmente alle legislazioni eugenetiche europee.
L’autorità nel focolare
L’enciclica riprende San Paolo (Ef 5) sull’ordine della carità domestica: la potestà del marito sulla moglie e sui figli, e la subordinazione della moglie, che Pio XI ha cura di definire con esattezza — «non toglie né la libertà che compete pienamente alla donna, né la sua dignità di persona umana». Non è servitù, ma ordine della carità: al padre l’ufficio del capo, che è responsabilità e non privilegio; alla madre il cuore della casa, che è la sua anima.
Una famiglia senza capo non è una famiglia più libera: è una famiglia senza difesa.
L’educazione dei figli è un diritto anteriore allo Stato
Il fine primario include l’educazione. Pio XI, che l’anno precedente aveva pubblicato Divini illius magistri, ribadisce che il diritto educativo dei genitori è anteriore e superiore a quello dello Stato, perché fondato sulla generazione stessa. Lo Stato può aiutare e supplire; non può sostituire, e non può imporre contenuti contrari alla fede dei battezzati.
Come leggerla in famiglia
Casti Connubii si legge in poche sere. Per gli sposi si suggerisce di affrontarla in tre tappe: i fondamenti sacramentali (nn. 1-40), i doveri della castità coniugale (nn. 41-70), i rimedi e la vita di grazia (nn. 90-fine). E di accostarla a Divini illius magistri per la parte educativa: insieme, i due testi contengono il programma completo di una casa cattolica.